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Novembre 1879: freddo ed eccezionalmente nevoso

Il novembre del 1879 fu un mese particolarmente freddo per la città di Como. Con una temperatura media di +3,8°C risultò il più freddo del decennio 1873-1882 (vedi grafico).

Novembre 1879

(*) Risultano mancanti dati del novembre 1875

Già ad inizio mese le temperature minime si portarono su valori vicini allo zero, pur non raggiungendo punte estreme particolarmente fredde.

La notte più gelida nella convalle risultò essere quella a cavallo del 26 e 27 novembre con un valore di -3,6°C.

Si osservarono 6 giorni con brina mentre il cielo si mantenne nel complesso sereno per quasi due terzi del mese.

Già da mercoledì 19 novembre 1879, dopo una temperatura massima che in città raggiunse i 7,6°C, la città venne interessata da un'intensa fase di maltempo. All’imbrunire i primi fiocchi iniziarono a cadere su buona parte della provincia fino a quote pianeggianti e nella tarda serata, le precipitazioni nevose raggiunsero anche la città e la sua convalle.

Medie ed estremi del novembre 1879

T min media

+0,51

T max media

+7,87

T media (*)

3,76

T min assoluta

-3,6

T max assoluta

+14,8

Totale pioggia e neve fusa

137 mm

(*) Media delle osservazioni effettuate alle ore 9:00; 21:00 e dei valori estremi.

La nevicata del 20 e 21 novembre 1879

 

Chi l’avrebbe detto ieri che quest’oggi avremmo avuta la neve alta mezzo braccio e più ? Eppure è così. Incominciò ieri sera tardissimo a cadere a larghi fiocchi, continuò tutta la notte e anche ora mentre scrivo, attraverso i vetri la vedo cadere abbastanza fitta.

Un contadino stamane mi assicurava che noi in Como ne abbiamo ancora poca.

E così dev’essere perché questa mattina non è giunto il treno ferroviario che è partito alla solita ora da Milano. Sono le 11 e ancora non si sa a qual punto di strada sia il convoglio. I fili telegrafici sono tutti rotti. All’ufficio del telegrafo gli impiegati stanno guardandosi l’un l’altro. Non hanno una linea che non sia interrotta.

Questa mane dunque in Como non si ebbero né lettere, né telegrammi, perché non solo non è giunto il treno ferroviario ma neanche il piroscafo.

Il ritardo negli affari prodotto dalla mancanza delle corrispondenze sarebbe il minore dei mali.

 

Durante l’intera giornata di giovedì le linee telegrafiche continuarono ad essere interrotte, così come i collegamenti ferroviari e lacuali.

I treni in servizio sulla linea Como-Milano subirono pesanti ritardi, dovendosi fermare ad ogni stazione per attendere che fossero sgombrati dalla neve i binari.

Disagi e ritardi si verificarono anche per la navigazione: sul lago battelli e piroscafi dovettero fronteggiare una nebbia sì fitta che non si poteva scorgere ad un palmo di distanza.

Le precipitazioni continuarono ininterrottamente.

Quasi non fosse bastata la neve, caduta la notte dal mercoledì al giovedì, tutto ieri è pure nevicato, e in alcuni luoghi ha durato a cadere a larghi fiocchi, anche buona parte di questa notte.

I giornali di Milano, ove pure la “bianchina” ha fatto atto di presenza, dicono a memoria d’uomo non s’è mai visto calar la neve con maggiore furia.

In ogni dappertutto è neve e poi neve e poi neve ancora.

Le comunicazioni sono ancora interrotte: e questo ben di Dio non è toccato solo a noi, ma anche ai milanesi. I giornali della capitale morale ci giungono senza dispacci.

La linea ferroviaria Como-Milano è ancora ingombra, sebbene non manchino le persone intente a pulirla. Ieri il treno che doveva giungere alle 11 e 45 è giunto verso le 17, quello delle 15 alle 17 ½. – e quello della sera arrivò alle 10 ore.

Questa mattina non arrivò il convoglio della prima corsa. Il tocco dopo mezzogiorno è scoccato e ancora il convoglio non è a Como.

 

Il totale pluviometrico del mese, pari a 137 mm, cadde sotto forma di pioggia, prima, e neve poi, quasi esclusivamente nell’evento perturbato descritto, con un picco di 80 mm nelle 24 ore.

Le temperature, durante l’evento, furono appena sufficienti a consentire alle precipitazioni di assumere carattere nevoso.

La neve, umida e pesante, al termine dell’evento raggiunse spessori variabili tra i 40 ed i 45 centimetri.

Le caratteristiche di questa storica nevicata sono desumibili anche dalle notizie sullo stato delle campagne limitrofe alla città.

Sia pure che la neve faccia bene alla campagna, ma questo è un lenzuolo da soffocare

 

Bisogna vedere i boschi quali riverenze fanno e che spoglia hanno per terra. Il danno non è lieve.

Le rubinie hanno chinato il capo sino a terra e molte sono state spezzate, ma non è che una pianta da fuoco e meno male. Nelle roveri e nei pioppeti il guasto è nelle piante novelle che si chiamano allievi. Molte di queste non resistendo al peso si sono spezzate. Le piante da frutta pure hanno sofferto e specialmente, nei peschi, i rami sono stati divelti dal tronco. I pini invece, provenienti dai climi settentrionali, hanno resistito allo straordinario peso, mantenendo ritte le loro treccie, e le betulle, pure dei climi nordici,hanno chinato profondamente il capo senza infrangersi. I boschi offrono uno spettacolo imponente e per il coltivatore degno di studio.

Quei rami incurvati sotto il peso della neve che sopportano e che pare dimandino istantaneamente di essere liberati, quei tronchi divelti già capaci di sostenere il peso di un uomo o anche più, quella cuffia bianca che ci pesa di sopra e che par che dica, ci sono e ci resto, si impongono all’animo e pare che abbiano un linguaggio che l’attonito spettatore debba intendere.

Chi ha avuto il coraggio di vedere nel pomeriggio di detto giorno [giovedì 20 novembre n.d.r.] uno di questi boschi, è stato compensato della sua pena e certamente ha invidiato il pennello di un paesista.

Cotanta copia di neve i lavori di campagna, ossia raccolta di stramaglie, movimenti di terra, preparazioni di future coltivazioni, sono interrotti e chi sa per quanto tempo, e intanto si mangia!

Si lavora meno, tanto per fare qualche cosa.

 

Un inverno ... d'altri tempi

Dopo la nevicata le temperature subirono una decisa e progressiva flessione: di lì a pochi giorni la neve tornò a visitare la città, portando temperature polari e dando il via ad un dicembre tra i più freddi che la climatologia comasca ricordi …

 

Gabriele Asnaghi

 

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