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L’inverno giunto con la rapidità dei candidi alcioni artici

A Capodanno Brunate è ancora in attesa della prima neve. Il biglietto da visita dell’inverno è già stato presentato sotto forma di qualche spolverata, ma le pendici dei monti appaiono desolatamente spoglie. Gli appassionati degli sport invernali, preparata l’attrezzatura, attendono fiduciosi. Per loro, quello del 1956, è un anno particolare. Cortina e l’Italia si accingono ad ospitare, per la prima volta, le olimpiadi invernali. I dirigenti dello Sci Club di S. Maurizio sono increduli: per il secondo anno consecutivo la “bianca sovrana” non può tradire i comaschi con “parche apparizioni”. Qualche segnale positivo giunge al 9 di gennaio. Nevica anche in città fin dalle primissime ore. A tratti è frammista alla pioggia e riesce a raggiungere una punta massima di 14 centimetri alle 23. Alla stessa ora a Camerlata, Camnago Volta e Monteolimpino, la neve tocca i 18 centimetri. L’episodio è fugace: alla neve subentra qualche giorno di pioggia e densi “nebbioni”. Da Brunate e San Maurizio è possibile ammirare il consueto e magnifico mare di nebbia che copre la città, con il Baradello che sembra giocare a nascondino, facendo a tratti capolino.

nebbia

Sul tracciato del “Trofeo Conte Alberto Bonaccossa”, che si snoda da San Maurizio verso la cresta del Boletto, la neve fonde rapidamente. Per l’attesissima “gara sciatoria” si studiano possibili percorsi alternativi, ma la notizia più preoccupante arriva da Cortina: a pochi giorni dall’inizio dei giochi il “tempo molle” minaccia il regolare svolgimento delle gare. Venti di scirocco, giornate di sole ed infine pioggia mista a neve sono i nemici dell’imponente macchina organizzativa. Al termine della seconda decade di gennaio le giornate pre-olimpiche vengono vissute in un “paesaggio squallido, con poca neve e prospettive incerte”.

L’autunno e la prima parte dell’inverno sono stati estremamente miti. Gli studiosi, che ricordano il progressivo riscaldamento in atto, non attribuiscono un particolare significato ai recenti tepori. “Perché gli inverni sono miti?”. É un interrogativo per il quale non esistono ancora risposte certe. Anche dai quotidiani locali si rilancia l’allarme per il pericolo, “non urgente”, della progressiva fusione dei ghiacci ed il conseguente innalzamento del livello dei mari. Quasi a voler smentire le preoccupanti previsioni, che troveranno conferme nell’ultimo scorcio del secolo, una delle più intense invernate del novecento “invade l’Europa calando da Nord con la rapidità dei candidi alcioni artici”.

A Como, tra martedì 31 gennaio e mercoledì 1 febbraio, una pioggerella ed un “nevischio ghiacciato”, sono accompagnati da un repentino abbassamento della temperatura. Tutte le strade della provincia si tramutano in pericolosissime e levigate lastre di ghiaccio che portano alla quasi totale paralisi. I servizi filoviari e automobilistici che non vengono sospesi, soprattutto verso le località a sud di Como, subiscono ritardi di ore. Sulla Canturina i filobus arrancano mentre squadre di operai della STECAV cospargono di sabbia le strade. Lungo la Napoleona un autotreno carico di materiale edilizio slitta per fermarsi miracolosamente sul ciglio della scarpata, mentre sull’autostrada dei laghi alcuni autotreni finiscono fuori strada dopo “paurosi sbandamenti”. L’Ufficio Tecnico Provinciale è impotente. La temperatura permane al di sotto dello zero e anche gli autocarri preposti alla sabbiatura meccanica degli oltre 200 chilometri di strade di competenza risultano inutilizzabili. Si deve ricorrere all’opera manuale dei cantonieri ed alla sabbia già previdentemente accantonata lungo i cigli stradali. Molti, dai paesi della periferia, raggiungono a piedi i posti di lavoro nella convalle. Difficile la situazione anche nel Canturino. Nella capitale del mobile le filovie riescono a funzionare verso mezzogiorno, il primo pullman per Milano riesce a muoversi solo in serata mentre gli autobus della Gattoni e delle altre società di trasporto, rimangono fermi per tutto il giorno.

Il 2 febbraio si registra un nuova giornata di “ghiaccio” e, questa volta, il valore massimo fa rabbrividire: -3,4°C. La viabilità, “sulle strade striate di neve ghiacciata”, migliora sensibilmente grazie alla sabbia ed allo spargimento sperimentale di cloruro di sodio.

Non mancano però le insidie, accentuate dalla nuova nevicata della notte, poco più di una “infarinatura” di un centimetro e mezzo, che cela lo strato di ghiaccio del precedente episodio. Tanti gli scivoloni, pochi i ritardi; quello più significativo è accusato dallo “Scandinavien Express” che, partito da Stoccolma, transita dalla Stazione di Como San Giovanni dopo aver attraversato il continente europeo ormai interamente stretto in una morsa di neve e gelo. L’arrivo dello “Scandinavien Express” è accompagnato da un ulteriore calo delle temperature e nuove giornate di ghiaccio. Dopo le primule, che avevano già fatto capolino lungo le sponde del centro lago, gelano anche i corsi d’acqua. Sulle prore e lungo le fiancate delle motonavi della Navigazione Lariana fioriscono lunghi candelotti di ghiaccio, come nell’indimenticato febbraio del ’29, mentre le cascate al ponte della Camoggia di Colonno si trasformano in un suggestivo angolo polare.

Giovedì 9 febbraio il sole “splende incoraggiante”. A sera il tempo cambia repentinamente e verso le 21 la “bianca visitatrice” ricompare in città e nelle campagne, granulosa e gelata, a tratti “rabbiosa”, fino ad assumere i caratteri di una vera e propria bufera di vento e neve. A Cantù l’atmosfera festosa per la fiera di S. Apollonia, patrona della città, viene bruscamente interrotta dalla tormenta: “piazza Marconi, piazza Garibaldi e le vie adiacenti, pronte ad ospitare il Luna Park, con le sue luci e i suoi colori, le bancarelle con tanti giocattoli, gioia dei bimbi, i venditori delle tradizionali collane di castagne, e le musiche delle giostre e le voci degli altoparlanti rimangono mute”.

Venerdì 10 febbraio tutto è avvolto in un soffice e candido manto. La bufera, dopo aver arrecato qualche danno, ha perso il suo impeto iniziale. Le precipitazioni non sono copiose. A Como l’ufficio meteorologico municipale comunica che a mezzogiorno sono caduti 9,5 centimetri. Sono pochi ma sufficienti, con l’aiuto del vento e di temperature glaciali, che in giornata raggiungono a stento i -4,0°C di massima, a trasformare anche i più reconditi e riparati angoli cittadini in quadretti scandinavi. La neve, più o meno fitta, cade senza sosta anche sabato. Ancora una volta si registra una giornata di gelo con temperature che, nei valori minimi, subiscono un ulteriore calo (-8°C in città). Quattrocento quintali di “salaccio” vengono sparsi lungo le vie Napoleona, Milano, Varese, Cavallotti, Rosselli, Pannilani, a Lora ed a Camerlata. Altrove, alla periferia come nelle vie del centro storico, i “traini spartineve” non riescono a rimuovere efficacemente la neve compattata al suolo. Gli spalatori battono in ritirata, sconfitti da temperature troppo rigide per consentire di portare a termine la giornata lavorativa. In serata, verso le ore 19, vengono misurati 14 centimetri. Il 16 e il 17 la convalle si trasforma in una ghiacciaia: si raggiungono i 10 gradi sotto lo zero. “Re gelo” è diventato il protagonista indiscusso delle cronache locali e nazionali. Non si parla d’altro. Si leggono con attenzione i bollettini meteorologici, si commentano con apprensione i record di freddo che trasformano l’italica “terra del sole” in luogo di conquista e ci si stupisce dell’abbondanza delle nevicate che altrove, lungo la penisola, isolano decine di località.

“Un’altra nevicata su Como già bianca” : così nella cronaca viene annunciato il nuovo episodio di domenica 19 febbraio. “Fitta, sottile, furiosa, con cronometrica regolarità” deposita in città 15 centimetri. Lunedì 20 febbraio 300 spalatori si mettono al lavoro lungo le arterie principali. La fatica della spalatura, questa volta, è resa meno aspra da una temperatura più mite. Dopo 20 giorni di passione è giunto il disgelo e con esso una buona dose di lavoro straordinario per gli idraulici, chiamati a rispondere a centinaia di richieste di interventi per tubazioni scoppiate o con fessurazioni. Tutto sembra rientrare nella normalità, neve inclusa, che torna ancora per annunciare, senza eccessivi rigori,l’arrivo della primavera astronomica.

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Una scommessa singolare a Ponte Chiasso

Al culmine dell’ondata di freddo, il 17 febbraio, a Ponte Chiasso va in scena una singolare scommessa, che richiama una gran folla di curiosi, giornalisti e fotografi. Vengono messe in palio 10.000 lire. Per aggiudicarsele due contendenti devono cimentarsi in una difficile gara di resistenza: cenare per strada, all’aperto, in maniche di camicia, con una insolita coreografia estiva di un ventilatore sul tavolo e di un ombrellone. Entrambi gli sfidanti, sotto il fuoco dei flash, a 14 gradi sotto lo zero, consumano impassibili tutta la cena, dall’antipasto fino alla frutta. Alla fine non si trova alcun vincitore. I due, indossata nuovamente la tenuta invernale, rientrano in un noto locale della zona per ordinare... un gelato.

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