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L'inverno finora trascorso ha visto manifestarsi in due diverse occasioni, anche nei pressi del capoluogo, un fenomeno abbastanza frequente in pianura padana, ma piuttosto raro dalle nostre parti: la galaverna.

Cos'è la galaverna? Si tratta della formazione di cristalli di ghiaccio principalmente sui rami degli alberi, sui cavi elettrici e su altre superfici in genere, in presenza di nebbia fitta sopraffusa, cioè con goccioline allo stato liquido pur con temperature ambientali sotto lo zero.

Ma come è possibile che le goccioline della nebbia restino liquide anche con temperature sotto zero? L'acqua è l'unica molecola che in natura può coesistere contemporaneamente nei tre stati: liquido, solido e gassoso. Le goccioline d'acqua, formatesi per condensazione nell'aria libera, possono rimanere in forma liquida in presenza di temperature negative, poiché per trasformarsi in ghiaccio hanno bisogno di un nucleo di congelamento adeguato: di tali nuclei detti anche glaciogeni o di cristallizzazione, consistenti soprattutto di frammenti di rocce e altri minerali, nell'aria ce ne sono pochi (o almeno dovrebbero essercene pochi, poi vedremo che non sempre è così) e senza un punto di partenza accettabile le goccioline rifiutano testardamente di solidificarsi a meno che la temperatura non scenda su valori davvero bassissimi dell'ordine dei 35, 40 gradi sotto zero. Queste goccioline, prive di nuclei della giusta misura e della forma appropriata, rimangono in uno stato appunto definito sopraffuso.

Quando però toccano una superficie, si innesca un meccanismo di urto tra le molecole e la conseguente immediata loro solidificazione: è quello che è accaduto una prima volta il 20 dicembre 2009, in concomitanza con l'importante ondata di freddo già trattata in un altro articolo (cliccate qua) e di cui potete trovare alcune foto significative al seguente collegamento: http://www.meteocomo.it/galleria/thumbnails.php?album=87.

 

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20 dicembre 2009: galaverna (Foto: S. Vincenzi)

 

Il secondo episodio risale al periodo tra il 21 e il 23 gennaio 2010, quando in presenza di un regime anticiclonico e di scarsa ventilazione, una estesa coltre nebbiosa ha ricoperto la pianura padana, dapprima limitandosi ad interessare Brianza, Bassa comasca e parte dell'Olgiatese.

 

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immagine satellitare del 21 gennaio 2010

 

Dicevamo prima che dovrebbero esserci pochi nuclei di cristallizzazione nell'aria: in realtà, nel contesto del 21 gennaio, localmente nella Bassa comasca oltre alla galaverna è comparso anche un debole nevischio che ha imbiancato il suolo. Cosa è successo? E' presumibile che le goccioline sopraffuse di nebbia abbiano incontrato sulla loro strada dei nuclei adatti alla solidificazione, riconducibili verosimilmente a particelle inquinanti: da qui il nomignolo di "neve chimica" che si è guadagnato il fenomeno. Successivamente lo spessore dello strato nebbioso si è accresciuto, invadendo le vallate prealpine e in parte anche quelle alpine.

 

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immagine satellitare del 22 gennaio 2010

 

E' proprio durante la giornata del 22 gennaio, con l'innalzamento dello strato nebbioso, che la galaverna ha ricoperto i boschi intorno alla convalle e i quartieri settentrionali della città: potete vedere alcune fotografie scattate in quei giorni al seguente collegamento: http://www.meteocomo.it/galleria/thumbnails.php?album=88.

 

Bibliografia: "Como e il Lario sotto la neve" - G.Asnaghi - Ed. Macchione
"Guida alla meteorologia" - G.D.Roth - A.Mondadori Ed.

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