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Dopo il breve episodio a cavallo tra il 26 ed il 27 gennaio (6 cm. al suolo all'osservatorio di Monteolimpino) la neve torna con prepotenza alla ribalta sul finire della seconda decade di febbraio. La prolungata fase di maltempo è stata accompagnata da precipitazioni abbondanti che hanno apportato in 5 giorni più di 140 mm. di pioggia e neve fusa. Nella notte di sabato 21 febbraio nuove ed intense precipitazioni interessano il Comasco. I fenomeni, nella primissima mattinata di sabato, sono accompagnati da un intenso flusso sciroccale. La sabbia trasportata dà luogo a fenomeni di diffusione della radiazione solare che colorano il cielo di tinte irreali e suggestive.

Neve rossa

Le intense precipitazioni della mattinata (18 cm. al suolo) depositano insieme alla neve anche la sabbia, colorando di rosa il manto presente al suolo. Dalla tarda mattinata alla neve si sostituisce progressivamente la pioggia.

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La pioggia di sangue è un fenomeno non inusuale, soprattutto durante le piogge autunnali. Essa avviene quando è presente in quota una forte corrente da sud-sudovest, associata ad una perturbazione attiva anche al suolo proprio sulle regioni desertiche. In questo modo dalla superficie del deserto è sollevata della polvere che poi è trasportata anche a migliaia di chilometri di distanza, per esempio nelle regioni alpine. E' più raro invece osservare tale fenomeno in pianura durante le precipitazioni nevose.

Qui di seguito riportiamo una lettera di inizio '800 di L. Linussio ed indirizzata all'Accademia Reale di Berlino. La lettera riporta un episodio accaduto tra il 5 ed il 6 marzo del 1803 tra il Friuli ed il Trentino. Dalla lettura permea ancora la cultura aristotelica e l'influenza millenaria della "Meteorologica", il più antico trattato di meteorologia. Tuttavia l'autore della lettera si avvicina a dare una spiegazione coerente del fenomeno, pur non conoscendo la dinamica delle correnti sciroccali ed ignorando le bizzarre manifestazioni che il loro flusso laminare può regalare (fonte bibliografica: Giornale del Lario del 19 marzo 1814):

Signori! Il cortese accoglimento fatto da Voi l’anno passato alla mia lettera intorno alle pietre cadute dalle regioni dell’aria nel Friuli, nella Carintia e nel paese di Trento, m’impone il dovere di parteciparvi una circostanza da nessuno finora osservata, e che potrebbe essere un indicio di grande rilievo alla spiegazione di quel singolarissimo fenomeno. Fioccò sulle montagne della Carniola né giorni 5 e 6 marzo 1803, e si videro quindi tutte le falde dei monti all’intorno fino all’altezza di dugento tese sparse di una tinta argillosa rossiccia, e le vette bianchissime per la neve che punto non era dalla comune diversa. Nello squagliarsi di queste nevi la prima lasciava un’acqua torbida, e deponeva quindi un sedimento argilloso, la seconda scioglievasi in acqua purissima. Parea pertanto evidente che quella materia terrea fosse sparsa per l’aria più bassa solamente, e che la neve fioccando dall’alto traesse con se parte di quella argilla onde poi rimaner poi tinta. Ora dopo queste osservazioni non potrebbesi sostituire alle ingegnose teorie immaginate per ispiegare l’origine delle pietre atmosferiche una causa più semplice e naturale: esservi cioè nell’aria delle materie terrestri e metalliche sollevatesi per mezzo di vapori e rese aeriformi dal calorico o da qualche altra cagione; quindi riunendosi tornar esse a piombar sulla terra?. Io presento ora questa osservazione soltanto come congettura. Ma talora addiviene che le spiegazioni meno ricercate sono le più vere. Tutti i Fisici che attribuiscono la caduta di questi sassi o a delle erruzioni vulcaniche delle luna; o a degli avanzi di quelle materie che formano i pianeti, le quali vanno tuttavia nuotando per gli spazj immensi o per le altissime regioni dell’aria; o a delle altri cagioni di simil fatta, oltre le mille difficoltà che incontriamo ad ogni passo in quelle loro dottrine, farebbe sì anche che dell’altro fenomeno tutto nuovo, di che io vi ragionava in questa lettera, difficilissima ne tornasse la spiegazione. Sia però ciò che si vuole. Io vi presento questo fatto. Forse verrà un giorno che anch’esso potrà valere a sostegno di qualche teoria.

Gabriele Asnaghi

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